Ciao Nicola, puoi presentarti per chi non ti conosce?
Sono un alpinista legato alla tradizione e al tempo stesso innovativo. Sono una Guida Alpina di Verona amante del proprio lavoro, che ama far realizzare i propri sogni ai clienti e che ha scelto le Dolomiti come proprio terreno congeniale per la propria attività alpinistica. Sono anche un formatore in qualità di istruttore di Guide Alpine e nell’ambito alpinistico giovanile attraverso la struttura di arrampicata al coperto, King Rock, a Verona. Per necessità sono diventato un gestore di risorse umane considerando che, fra il personale del King Rock e dell’associazione XMountain delle Guide Alpine, stiamo parlando di circa cinquanta persone da gestire. Ho 46 anni ed una bella famiglia di cui vado orgoglioso.
Recentemente hai fatto parlare di te per il tuo film “Non abbiate paura di sognare”. Quale messaggio hai voluto lanciare?
Il semplice ma rivoluzionario messaggio che l’alpinismo svolto con un certo stile può essere l’occasione per crescere, a trecentosessanta gradi, come persona, sotto l’aspetto sia fisico che mentale e spirituale. Certo… uno può anche non cogliere quest’occasione! Ma fatte queste premesse è importante non aver paura di sognare.
In un mondo dove solo le prestazioni contano, noto che tu spesso sposti il tuo messaggio sulla dimensione spirituale…
Il film narra di una salita estrema, sicuramente lo stile più difficile da effettuare in Dolomiti, che poteva essere raccontata solo facendo riferimento ai gradi. Eppure il film non spinge più di tanto sull’aspetto dei gradi di difficoltà… il focus è sull’occasione generata da una sfida estrema ed è il risultato di un lungo percorso.
La dimensione spirituale è importante per tutti e mi dispiace che di solito non emerga. È quella che dà un senso alle cose e che al tempo stesso relativizza quello che fai. Dopo tanti anni mi è venuta la voglia di raccontare quel qualcosa in più. Il film non impone l’idea. Il film presenta l’idea. Ognuno scelga senza aver paura di far emergere l’aspetto spirituale. Questo è un aspetto che non mi ha mai lasciato in pace. Mi dicevo “vivi l’aspetto spirituale distaccato dall’aspetto alpinistico”… fino a quando non ho trovato una sintesi, cioè come la dimensione spirituale si possa coltivare vivendo fino in fondo una passione coinvolgente come l’alpinismo estremo.
E l’intervista con Hansjorg Auer è stata una splendida occasione, inaspettata, per scoprire che anche lui aveva questo approccio spirituale particolare pur spaziando su diverse dimensioni alpinistiche.
Un tema a te caro: l’etica dell’alpinismo…
Io penso che l’etica sia diversa dallo stile. Etica è rispetto di quello che è stato fatto o che si sta facendo. L’etica consente di preservare la storia alpinistica, l’ambiente ed anche le persone. Invece lo stile, che tu scegli, va sicuramente oltre l’etica. Lo stile prescelto consente di vivere avventure più o meno grandi. In Val d’Adige ed in Dolomiti io scelgo stili diversi di apertura di vie.
Nel film inoltre racconto in maniera trasparente il comportamento scelto nell’apertura della via: questo è un aspetto estremamente corretto che consente anche ai futuri ripetitori di evitare cattive sorprese a patto di avere un ottimo allenamento ed una tenace determinazione.
Hansjorg Auer è morto. Cosa ne pensi del rischio nell’alpinismo estremo?
In alpinismo il rischio zero non esiste. Io mi attengo ad un livello di rischio accettabile. Scelgo salite dove l’insuccesso è dato dalla pura incapacità più che dal rischio oggettivo che non dipende da me. Da questo punto di vista mi affascina di più un Nico Rizzotto (fortissimo e sconosciuto alpinista solitario: citiamo solo la sua prima salita solitaria ed invernale in 5 giorni della via Casarotto Radin alle Pale di San Lucano) rispetto ad un Alex Honnold che scala free-solo e quindi senza corda. Questa preferenza nasce dal mio substrato culturale. Anche il rischio legato all’attività free-solo dipende unicamente da me e ne ero stato affascinato, ma poi l’ho scartato per il rispetto verso l’ambiente familiare in cui sono cresciuto… e poi il free-solo ti proietta nella dimensione del super-eroe. Io non sarei mai riuscito a fare delle imprese in free-solo e tenermele solo per me.
C’è poi il tema dell’egoismo: la dimensione spirituale mi aiuta a capire come impiegare meglio il mio tempo. La mia ricerca personale alpinistica diventa sicuramente un atto di egoismo ed allora è importante darsi delle regole, volerle imporle e non uniformarsi al pensiero comune. Ad esempio, come sai, io mi sono deciso a non lavorare al sabato ed alla domenica, ciononostante riesco ad effettuare tantissime salite in Dolomiti.
Una mia via aperta in Val d’Adige ha un nome significativo: “Sull’orlo di un duplice abisso” che sta a significare l’equilibrio da ricercare fra il praticare la montagna e la dedizione spirituale: in entrambi i casi si può cadere in un abisso con gravi conseguenze…
Il futuro delle montagne: sviluppo e valorizzazione o salvaguardia… tu come la vedi?
Io credo fermamente nell’importanza della storia, della tradizione alpinistica e nel rispetto di quello che è stato fatto. È importante creare qualcosa di nuovo senza rovinare ciò che è stato creato prima di noi.
Ma ovviamente la salvaguardia non dipende unicamente da noi, ci entra anche la politica. Ad esempio la Val Badia è più vivibile della Val di Fassa poiché ci sono meno costruzioni. Le Dolomiti devono essere preservate e gestite. Anche lo sviluppo turistico e delle attività outdoor in Valle del Sarca è stato fatto abbastanza bene. Un altro esempio che potrebbe prendere piede in futuro riguarda le falesie certificate rispetto alle falesie libere. Alla base di tutto c’è un lavoro educativo che deve essere fatto soprattutto con i ragazzi – noi al King Rock cerchiamo di farlo durante le settimane in montagna con i ragazzi.
Come vedi il rapporto con gli sponsor? Fanno pressioni sugli alpinisti estremi?
Io vedo il rapporto con gli sponsor tutto sommato irrilevante visto che le somme in gioco sono assai limitate. Per quel che mi riguarda, io sviluppo materiale tecnico ed ora, che sono a fine carriera, mi danno il materiale per aprire un itinerario, per cui non devo più rimetterci quegli ottanta chiodi e quelle corde che inevitabilmente consumo. Poi molto dipende dal singolo alpinista. Ad esempio Simone Moro vende idee agli sponsor ed anziché farsi gestire, riesce a gestire gli sponsor. Infine ci sono sponsor e sponsor, ad esempio Sector o Red Bull, che sono sponsor non strettamente alpinistici, puntano solo su imprese spettacolari per il gusto della sensazione ed allora mi sembrano eccessivi.
Ci sono altri messaggi che vuoi lasciare ai lettori?
Ribadisco il concetto che siamo sempre sull’orlo di un duplice abisso e che sia che si faccia alpinismo estremo o che si coltivi l’aspetto spirituale è importante moderarsi e non trascurare la famiglia.
Cenni sull’attività alpinistica di Nicola Tondini
Ripetizioni:
– 1998, via attraverso il pesce (IX-, 1340m), Marmolada, parete sud: in giornata e nel 2011 in libera;
– 2000, via dei 5 Muri (VIII-, 450m), Cima Undici – Vallaccia, parete nord: prima invernale;
– 2005, via Loss Lei Benn sun (IX-; 250m), Sass dla Crusc, parete ovest: prima invernale e prima ripetizione assoluta;
– 2005, via Moulin Rouge (IX-; 400m), Roda di Vael, parete ovest, la parete “rossa”: prima invernale e on sight a comando alternato con Nicola Sartori;
– 2010, via Capitan Sky-hook (IX-, 750m), Civetta, parete nord-ovest: prima invernale e terza ripetizione assoluta, in 28 ore consecutive di ascensione;
– 2011, via dei Fratelli Messner (VIII, 250m), Sass dla Crusc: in libera ripercorrendo il passaggio originale superato da Messner nel 1968, per la prima volta si è parlato di VIII grado;
– 2012, via Kein Rest von Vensucht (VIII+, 1200m) Civetta, parete nord-ovest: prima invernale e quinta ripetizione assoluta, in 3 giorni;
– 2015, via Rondò veneziano alla Torre Venezia (IX-, 450m), parete sud-ovest: prima invernale e salita on sight integrale.
In Val d’Adige, che Nicola considera uno splendido impegnativo laboratorio in vista delle Dolomiti, Nicola apre una quindicina di vie estreme assieme a diversi compagni. Si tratta di itinerari che presentano tiri di corda con lunghi tratti senza spit e senza possibilità di riposare. Tra queste: nel 2004: “La passione” (7b+), nel 2006: “Giochi di equilibrio” (7c+), nel 2006: “Vola via” (8a+), nel 2007: “Via di Testa” (8b), nel 2009: “Testa o croce” (8b), nel 2011: “Destini incrociati” (8a), nel 2015: “Scarpette volanti” (7c); “Tra nuvole e sogni” (8a) nel 2013 e “The Edge” (8a) nel 2015. Successivamente “Viaggio su Plutone” di difficoltà 8c e “Sull’orlo di un duplice abisso” sempre della medesima difficoltà di 8c.
In Dolomiti la fantasia di Nicola Tondini si è espressa in diverse vie:
– 1994, Pale di San Martino, Punta Ellen di Fradusta: La Nicchia dell’elfo VI+, (6a, 6a obbl.), 400m, 10L; solo trad; aperta on sight in un’unica soluzione;
– 1996, Civetta, Spallone del Bancon: 8047 VII+, (6c, 6b obbl.), 200m, 6L; solo trad; aperta on sight in un’unica soluzione;
– 1997, Sciliar, Punta Santner: Diretta alla pancia Santner VII, (6b, 6b obbl.), 400m, 8L – 1 spit in sosta, lungo i tiri solo trad; aperta on sight in un’unica soluzione;
– 1999, Sciliar, Pilastro delle Fantasie: Giardini d’infanzia VII-, (6a+, 6a+ obbl.), 300m, 6L – 1 spit in sosta, lungo i tiri solo trad; aperta on sight in un’unica soluzione;
– 2000, Sciliar, Pilastro delle Fantasie: Supernonno VII+, (6c, 6b+ obbl.), 300m, 9L – fix su 6 soste, lungo i tiri solo trad; aperta in un’unica soluzione, compresa la rotpunkt;
– 2000, Marmolada, Roda del Mulon: Via Red Bull VIII+, (7a+; 6c+ obbl.), 630m, 13L; – fix su 7 soste, 1 fix di via. Aperta in 2 tentativi. Unica via in cui si sono fatti 2 passi in artificiale per anticipare il posizionamento delle protezioni.
– 2003, Sciliar, Punta Santner: Via Nic VII-, (6a+, 6a obbl.), 500m, 11L – fix su 9 soste, 1 fix di via. Aperta in un’unica soluzione, compresa la rotpunkt;
– 2003, Sella, Sass Pordoi: Il Canto del Magnificat VIII+/IX-, (7b; 6c+ obbl.), 950m, 22L; – fix su 21 soste, 4 fix di via; aperta in 3 tentativi. 1 giorno per la rotpunkt completa;
– 2004, Sella, Punta Larsei: Via Il piccolo Principe VIII, (7a; 6c obbl.), 250m, 8L; – fix su 6 soste, lungo i tiri solo trad; aperta in 3 tentativi. Nell’ultimo è stata fatta anche la rotpunkt completa.
– 2005, Odle-Putia, Sass da Putia: La mia Preghiera IX-, (7b+; 7a+ obbl.), 600m, 14L; – fix su 8 soste, 2 fix di via; aperta in 3 tentativi. Nell’ultimo è stata fatta anche la rotpunkt completa.
– 2007, Sella, Meisules dla Biesces: L’alfa e l’omega VIII+/IX-, (7b; 6c+ obbl.), 200m, 5L; solo trad; aperta in 4 tentativi. Nell’ultimo è stata fatta anche la rotpunkt completa.
– 2008, Sass dla Crusc: La perla preziosa IX, (7c; 7a+ obbl.), 380m, 8L; 2 fix di via; aperta in 5 tentativi. Nell’ultimo è stata fatta anche la rotpunkt completa.
– 2010, Sass dla Crusc: Menhir IX-, (7b+; 7a+ obbl.), 200m, 5L; aperta in 2 tentativi. 1 giorno per la rotpunkt completa.
– 2011, Sass dla Crusc: Quo Vadis X-, (8a+; 7c obbl.), 470m, 13L; 5 soste su fix, 7 fix di via; aperta in 8 tentativi e 29 (ventinove!) voli in apertura. 3 giorni per la rotpunkt dei singoli tiri.
– 2012, Nord-ovest del Civetta: Colonne d’ercole IX, (7c; 7a+ obbl.), 1200m, 29 tiri. Solo trad. Aperta in 8 tentativi, 2 giorni consecutivi per la rotpunkt completa.
– nel giugno 2017 Nicola ha terminato una via nuova sulla cima Scotoni: “Non abbiate paura di sognare”. Una via che sale a goccia d’acqua prendendo tutti i punti difficili evitati dalle altre vie: le lisce pance gialle e nere iniziali; lo sporgente strapiombo di metà parete e l’ultima pala strapiombante che porta direttamente in cima. È stata aperta in modalità tradizionale: 3 tiri tra l’8a e l’8b, 4 tiri di 7b/7b+ con protezioni lontane e da integrare, 5 tiri di 7a/7a+ spesso totalmente da proteggere ed altri 12 tiri dal V grado al 6c. Totale: 24 tiri con 15 soste a chiodi e 9 soste a spit. La via ha richiesto ben 10 giornate in parete.
– nell’estate 2019 ha completato una nuova via su Cima Ovest in Lavaredo accanto alla Hasse-Brandler, 20 lunghezze con difficoltà di 8a assai continue, dieci giornate in parete, itinerario di cui tutte le riviste mondiali stanno cercando informazioni.
