
Nel 2008 nasce a Verona il primo grande centro di arrampicata indoor. Nicola Tondini riesce a mettere insieme energie e risorse per dare vita al King Rock. La resina colorata degli appigli si mescola con la roccia e da quel momento l’arrampicata non sarà più la stessa.
L’arrampicata è ormai uno sport sdoganato, riconosciuto perfino dal Comitato Olimpico.
In questi undici anni compaiono per la prima volta scalatori che hanno iniziato sulla plastica prima che sulla roccia — plastico-nativi — e alcuni restano in palestra, senza mai mettere le mani sulla vera roccia.
Le falesie nuove non sono poche. In Val d’Adige nascono lo Specchio, la Gigliottina, Gaium, l’impegnativa falesia dei Ciclopi. In Valpolicella Purano, in Valpantena Falconi.
Il territorio di Verona non è ancora saturo nemmeno sulle vie a più tiri. Castel Presina, con roccia non eccezionale, vive un boom come concentrato di linee in strapiombo. Sul fronte delle difficoltà più basse esplode Tessari: avvicinamento zero, chiodatura sportiva e sicura, roccia ottima. Un’arrampicata divertente.
La via simbolo del periodo è Viaggio su Plutone al Sass de Mesdì, aperta nel 2012 da Nicola Tondini e Nicola Sartori e liberata nel 2017, con difficoltà fino all’8b+/8c. È l’ultima di una serie di vie estreme di varie lunghezze firmate dalla coppia Nicola, che ha usato il calcare della Val d’Adige come laboratorio per spingere l’arrampicata sportiva alle altissime difficoltà. Nulla da invidiare ai capolavori del Rätikon.
Quante cose sono cambiate dal 1973.
Al King Rock, mentre mi aggiro tra le mamme che aspettano la fine dei corsi pomeridiani dei figli — ormai c’è un vero vivaio di giovani atleti — ripenso a quanto era diverso ai primi anni di questa evoluzione. Ai primi tentativi di trovare una calzatura alternativa agli scarponi per alzare le difficoltà. Ai Nani che iniziavano a colonizzare la Chiusa di Ceraino, ritagliandosi uno spazio lontano dal solco dell’alpinismo classico.
Massimo Bursi
