Dal 1991 al 2007

Alla fine del 1991 comincia una nuova fase: vengono chiodate le prime vie di Ceredo. La falesia era già conosciuta, esplorata da Eugenio Cipriani a metà degli anni Ottanta, ma è dal 1991, e per i tre anni successivi, che Ceredo diventa un laboratorio delle alte difficoltà in strapiombo. Non solo per Verona.

Con Ceredo si entra nel periodo della maturità. Ceredo diventa la falesia di riferimento per le alte difficoltà, e la Val d’Adige viene riconosciuta per la qualità della roccia e la bellezza dell’arrampicata.

La guida Alp Falesie/2 del 1995 la definisce “la falesia del 2000”: enorme, di altezza giusta, con vie facili e difficili di tutti gli stili, roccia ottima, chiodatura standard a superfix, accesso banale. Una sintesi che fotografa bene il momento.

Il boom degli anni precedenti si consolida in maturità. L’arrampicata ha sempre richiesto allenamento specifico, ma è solo ora che diventa necessario allenarsi in modo sistematico su pareti indoor. I più forti tra i frequentatori di Ceredo formano il Ceredo Climbing Team e si ritrovano in una prima palestra indoor di fortuna a San Briccio.

La base degli scalatori si allarga. Gli alpinisti più appassionati prendono il brevetto di Guide Alpine e fondano l’associazione X-Mountain. Quelli più riconosciuti entrano nella cerchia degli Accademici del CAI: Alberico Mangano, Silvio Campagnola, Arturo Castagna, Cristiano Pastorello.

Intanto gli alpinisti della Val d’Adige, con baricentro a Caprino, fondano il LAAC, Libera Associazione di Alpinisti Chiodatori.

Alcune attività outdoor vivono un loro boom: il torrentismo, per esempio. Il vajo dell’Orsa, ogni weekend estivo, è preso d’assalto.

La via simbolo del periodo è Anima Mundi, chiodata da Luca Gelmetti a Ceredo. Un 8b ambito e impegnativo, che apre la strada agli itinerari sportivi estremi della zona.


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