La Catedral

Caro Alex,

ho pensato di scriverti una lettera. In questi giorni sei lontano, nel mezzo di uno dei tuoi soliti tour arrampicatori, questa volta nella tua terra natale: la Spagna. Ho pensato di scriverti queste poche righe… forse solo perché non è più di moda, o solo perché non l’ho mai fatto. Sai, è una cosa nuova e lenta, forse duratura, veder crescere un testo è un po’ come fare una “falesia”, tiro dopo tiro, sperando che tutto il lavoro fatto non cada nell’oblio.

Potevo scriverti via Whatsapp, Telegram, Instagram… ma ho trovato che fosse tutto troppo veloce, volevo rimasse qualcosa a memoria della mole di tempo che abbiamo passato insieme a costruire i nostri futuri e la “nostra” Catedral, come l’hai voluta chiamare tu, in onore alla Cattedrale di Murcia, il luogo dell’incontro magico con Silvia che ti ha fatto volare… anche dalla Spagna in Italia.

Penso a questo perché in questi giorni è finalmente arrivata la temperatura ideale per tornare in Valdadige con il grato compito di togliere qualche punto di domanda dalla lista dei tiri da liberare. 

Topo de La Catedral

Probabilmente la storia di questa falesia non ha niente di diverso rispetto a quelle di molte altre nate nel resto del mondo.

Eravamo anche noi alla ricerca di nuovi stimoli, sentivamo la necessità di lasciare una nostra impronta sulla roccia e la voglia di realizzare un qualcosa di grande.

A renderla però speciale è il valore che ha assunto nel tempo, un crescendo che è andato di pari passo alla sua creazione.

“Il principio”, questo è il nome che abbiamo dato alla prima nata. Eravamo belli convinti, e forse presuntuosi, per chiamare il primo tiro così. Non ne eravamo sicuri ma oggi possiamo dire che tutto è iniziato da lì.

La storia di questa linea, per me magica, racchiude l’essenza della falesia, tanto da diventarne il suo simbolo.

A differenza delle vie che abbiamo aperto in seguito, chiodandole dal basso, qualche volta da soli, ma sempre con l’uso  dei “Pulse” [gli ancoraggi amovibili di Petzl; ndr]  per azzerare le sequenze e successivamente piantare gli spit, “Il principio” è stata un’avventura solo nostra. L’unica che, anche se sempre dal basso, abbiamo aperto in arrampicata libera, scalando al limite, appendendosi sui cliff solo per piazzare i fix. Che follia e… quanti voli. Dal basso sui cliff per un 8c. Ma che roccia, incredibilmente pulita, rugosa, solida. Sembrava aspettare solo le nostre mani. 

Banalmente, non avevamo ancora ragionato sull’esistenza dei Pulse e, dato che la parete de “La Catedral” si sviluppa per troppi metri, troppi per calarsi comodamente dall’alto, ci è sembrata l’unica opzione intelligente.

Anche se effettivamente non c’erano molte altre alternative, a me piace pensare che la decisione di aprire la prima via usando uno stile così etico e rigoroso, non sia stato un caso.

L’influenza che ha la Valdadige con la sua storia e i suoi apritori, sicuramente ha ricoperto un ruolo fondamentale, però non penso che sia tutto lì.

Aprire con questo stile ha richiesto uno sforzo mentale e fisico maggiore anche allo scalare a vista. Ha chiesto a noi due di essere veramente amici, di avere totale fiducia; di essere veri compagni di cordata. Una cosa condivisa per la quale, mentre scali, ti impegni a mantenere un certo standard, senza arrenderti o peggio accontentarti di fermarti alla prima difficoltà per appenderti e comodamente piazzare uno spit.

Il risultato del tuo lavoro, della tua abilità, era sotto ai miei occhi mentre ti tenevo la corda, e di conseguenza, ho dovuto pescare dentro di me, quando alle corde è stato il tuo turno,  per far sì che tutto  fosse fatto nel migliore dei modi.

Non è un caso quindi che in cordata con me, nei due giorni di apertura di questa via, ci sia stato proprio tu, Alex.

Foto Enrico Veronese. Alex Ventajas su "la creme della creme"

Dal 2020, anno in cui ti sei trasferito a Verona, mi sono spesso trovato a passare del tempo con te, inizialmente solo per andare in falesia. Ma poi tutto è esploso, ci siamo legati insieme per fare vie in montagna, abbiamo incrociato le chiavi a brugola per lavoro, condiviso risate in vacanza. E così, spensierate, sono passate gran parte delle giornate senza che neanche ce ne accorgessimo.

Ed è questo l’aspetto che veramente apprezzo della nostra amicizia, la spontaneità.

L’idea di aprire una nuova falesia non è stata una cosa forzata, al contrario, è stato un processo che si è sviluppato in maniera naturale, partendo dal sogno personale di entrambi, fino al traguardo che poi è coinciso con il trovare il luogo adatto, molto strapiombante e abbastanza isolato. Iniziare con il “cantiere” è stata una conseguenza inevitabile.

Ora, con oltre 30 tiri alle spalle e ancora qualcuno da chiodare posso dire di essere soddisfatto del tempo e della fatica che abbiamo investito in questo progetto comune, speranzosi soltanto che…

Beh, tanto per cominciare: “che torni in fretta con Silvia in Italia”. Ci son le condizioni giuste. Dai, muoviti: dobbiamo finire il lavoro, abbiamo tanti altri tiri da liberare!

Luca

Accesso: dall’uscita autostrada A22,Brennero-Modena, casello di Affi (VR), seguire le indicazioni verso nord, per Brentino-Belluno V.se. Oltrepassare il santuario del Cristo della Strada e subito dopo il sottopasso dell’autostrada A22, parcheggiare a sinistra nella curva con slargo dove, sulla destra, inizia il sentiero dietro ad una sbarra. 

NON parcheggiare all’interno del vigneto o nella proprietà dell’azienda; se non c’è posto libero, tornare indietro verso Affi e appena dopo aver superato il sottopasso, parcheggiare in un secondo slargo sulla destra. 

Avvicinamento: prendere il sentiero-mulattiera che,  inizialmente in piano, corre parallelo sopra alla statale fino ad incontrare sulla sinistra il sentiero vero e proprio che salendo porta alla base della parete del Boomerang (targa in ricordo di Davide Tomelleri); da qui si traversa verso destra (Nord) per circa 10-15 minuti, con tratti che vanno anche brevemente in discesa, fino a un tronco d’albero tagliato e segnato con una corda (gialla e nera), da qui si sale verso sinistra e in breve si arriva alla falesia. In totale, 35/40 minuti di cammino.


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