Ceredo: settore tre amici

Ceredo: settore tre amici.

Via dalla pazza folla!

A volte, ma solo a volte, si ha voglia di rinunciare alla tanto inflazionata condivisione!

Si ha voglia di rinunciare alla possibilità di unirsi al coro social del “c’ero anch’io”!

Niente selfie con la targhetta della via sullo sfondo, niente.

Si ha voglia di tornare ad arrampicare rifiutando tutto il corollario di rappresentazione che spesso sembra essere il vero desiderio di chi si imbianca le mani nel week-end. Non serve mettere il magnesio per postare una foto dallo smart phone.

Appena fuori, o meglio, dentro la falesia più gettonata di Verona, si nascondono settori che ancora godono di questa solitudine, dove i nomi delle vie non sono presenti nei desideri indotti dalla massa che ripete e pubblica (e non sempre nello stesso ordine).

Vuoi per il fatto che nel 1993 Bepo Zanini ha chiodato questo intero settore con il nodo in gola, vuoi perché non c’è nulla che possa sostituire l’assenza di persone care, fatto è che il settore “tre amici” di Ceredo è diventato un porto sicuro per chi cerca solitudine a due passi dalla Ceredo delle performance atletiche e dalla Ceredo più “alta” e placcosa.

Incastonato tra le due ali famose di Ceredo, riposa il settore “tre amici”.

La paretina di 25 metri, conta una quindicina di itinerari (dal 5c al 7a+) dedicati ad Andrea Stocchiero, Davide Tomelleri e Paola Manzati, scomparsi il 2 agosto 1993, non ancora trentenni, a causa di un enorme seracco che li ha investiti sul versante sud-ovest della parete sud delle Grandes Jorasses, a circa 3.200 metri di altitudine.

Da “L’unità”, 3 agosto 1993

Il grande dolore della comunità verticale è stato il motore che ha portato alla chiodatura di questo settore che vede il sole sin dal primo mattino. Queste iniziative, sono azioni che si compiono nel tentativo vano di riempire un vuoto. Ma, come spesso accade, è proprio nel fallimento che si incontra il successo. Ci sono vuoti che non si riempiono mai e per questo rimangono vivi. Tornare oggi ai “tre amici” ha un sapore particolare, il gusto del tesoro sotto gli occhi di tutti, nascosto dalla troppa luce emanata da tutto quello che lo circonda. Il dolore con cui sono state aperte e nominate queste vie, emana oggi una gioia e una forza senza tempo: la gioia e la forza delle cose vere.

“Una dolcezza vera non è mai cordiale. Una dolcezza vera ti fa male” scrive Franco Arminio… e scrive bene: scalare ai tre amici porta con sé questa dolcezza che passa dai nomi posti alla base delle vie, dallo strappo fatto a quel velo che mettiamo per coprire l’ineluttabilità che caratterizza la vita.

L’arrampicata è anche questo.

È abbandonare immediatamente l’on-sight per la necessità di salire a togliere quel po’ di natura che è tornata in possesso degli appigli.

È perdere del tempo per ritrovare e riaprire il sentiero d’accesso…

È farsi del riguardo nell’esorcizzare la morte della performance gridando “alè, dai, duro…” e compagnia “straziando”.

La vita passa di mano in mano e, citando Bonhoeffer,

 “bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi, di consegnarci ad essi; così come non si resta a contemplare di continuo un dono prezioso, ma lo si osserva in momenti particolari e per il resto lo si conserva come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza. Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli”.

Per conservarlo e viverlo come si conviene occorrerebbe ripulirlo un po’

Magari domenica prossima, con un gruppo di amici… qualche cesoia, spazzolini e tanti resting…

Vi faremo sapere.

Andrea Tosi


N.B. Articolo scritto per la rubrica “Where Do We Go Now?” del King Rock Journal.

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